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mercoledì 14 settembre 2016

Amorevole benevolenza







Una persona cui sono vicino e che non è ufficialmente su un cammino interiore mi ha donato, senza l’intenzione di farlo, e senza presunzione, una bell’esempio di amorevole benevolenza.
Questa persona mi diceva che stava per andare a un appuntamento con una sua amica che anch’io ho incontrato qualche volta.

-Come fai a sopportarla?

E’ una persona che vedo ogni tanto. Ha la famiglia, i colleghi, sì, eppure è molto sola. E ancora più sola la rende il fatto di non riuscire a lasciar andare l’osservazione che le pare critica nei propri confronti, l’espressione che le suona poco gentile o irrispettosa. Non può dimenticarla ed è costretta a ritornarci sopra, a rimuginare e si isola con i suoi pensieri negativi.

-Capisco. Eppure non riesco a tollerare il fatto che parli a valanga senza lasciarti un minimo spazio...


E’ vero. Al massimo ti fa dire due parole e subito riprende a esternare a ruota libera. Ma io non mi aspetto di essere ascoltata o di svolgere una interessante conversazione. So che ogni tanto chiederà: “E tu che mi dici?”, e che quando avrò pronunciato due parole mi interromperà subito con qualche frase del tipo, “Sai quella lì... Ti ricordi, sì?”, e prima ancora che io risponda sarà già partita di nuovo...

-E allora dov’è la comunicazione?

Infatti non la incontro per quello, lo faccio per benevolenza. Quando non ne posso più mi consento di distrarmi e respiro. La cosa più importante è che lei si senta voluta bene, che non si senta esclusa e rifiutata...




sabato 25 ottobre 2014

L'altro






Nella rapida successione dei giorni e delle settimane, nell’alternanza di alti e di bassi lanciamo all’altro uno sguardo per lo più primitivo e ignorante.

Perché “primitivo”? Perché cerchiamo nell’altro piacere o dispiacere, gratificazione o rigetto. Ci basta così, e questa è ignoranza.

Ma l’altro, come possiamo imparare, se ci fermiamo ad ascoltare in silenzio, se accogliamo, è un essere incomparabilmente più ricco della nostra immaginazione e della nostra disponibilità a trovare quello che già conosciamo.

Può comunicarci fiducia, nel senso di aver fiducia in noi e insegnarci a nutrirla.

Offrirci l’occasione di essere generosi e può essere generoso.

L’essere umano ha il privilegio di poter condividere con l’altro l’amicizia, in cui nascono e vivono qualità da conoscere finalmente e in cui radicarsi.

Così, in una sua poesia, Chandra Candiani (vedi in questo blog, il post del 17 ottobre, con il titolo “L’universo non ha un centro”) si rivolge all’amica Beatrice che non c’è più:


Io svanisco,

senza di te,

amica. Ho meno realtà,

meno legame.

Ci siamo incontrate

sempre solo sulla terra,

per andare alla deriva

nell’amore dello spazio.


Questa è una bellissima e fertile immagine dell’amicizia spirituale, dare terra, darsi reciprocamente terra, per aprirsi senza timore alla spaziosità e alla luce.

L’universo non ha un centro ma possiamo crearne uno qui e ora con il contatto, l’amicizia, l’amorevole benevolenza, la comunicazione.