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lunedì 4 giugno 2018

Valore della consapevolezza







Consapevolezza è dare importanza al qui e ora, è valorizzare il momento presente. Quando teniamo lo sguardo fisso sul passato o sul futuro viviamo sbadatamente, e non attribuiamo significato alla nostra presenza qui e ora. E spesso quel che si accompagna al vivere sbadatamente è una presenza caratterizzata da rinuncia e sfiducia, una presenza non presente. In questi casi basta poco, un’emozione che non piace, la sensazione di uno scarto, un errore di poco conto per proiettare un’ombra di pessimismo e di negatività su intere giornate.
Grazie alla pratica meditativa possiamo accogliere stati d’animo che non ci piacciono e invece di soccombere o identificarci con essi li lasciamo transitare e svanire accompagnandoli con una espirazione. Vediamo così la vita come qualcosa di molto meno solido e ci muoviamo con agilità al suo interno evitando di farci ipnotizzare dalla negatività e dalla sfiducia.
Capiamo che la consapevolezza è amica di uno sguardo spazioso che non solidifica in giudizi.

(Montali, ritiro meditativo 1-3 giugno 2018)







domenica 23 luglio 2017

Viandanti del cuore





Siamo indifferenti o disattenti alle condizioni di mente e di cuore in cui viviamo abitualmente? Siamo divenuti insensibili all’orientamento dei nostri pensieri, alla loro pesantezza o tossicità? Diamo per scontati i nostri stati d’animo, ancorchè scoraggianti e deprimenti? Oppure la nostra ricerca “spirituale” si disinteressa e ha smesso da tempo di vedere il nostro aspetto fisico, il nostro portamento? E’ il momento di realizzare che le nostre intenzioni e motivazioni, le nostre riflessioni, sono connesse con l’ambiente interiore in cui viviamo, e anche quando non ne siamo consapevoli ne sono profondamente influenzate, in particolare se esso è segnato da negatività, abbandono, rassegnazione, sfiducia.
Molti sono i versi del Dhammapada, il classico libro della scuola del buddhismo antico, che ci richiamano alla realtà delle emozioni e dei modelli mentali in cui nel nostro viaggio nell’esistenza terrena possiamo restare impigliati e anche perderci, e di quel che ci offre sostegno e gioia. Leggendo il Dhammapada ci viene naturale vederci come viandanti del cuore, visualizzare le strade che percorriamo nel mondo come sono predisposte dalla nostra realtà mentale, dai suoi meccanismi, spesso inconsci, dalle abitudini, dalle distrazioni. E possiamo, grazie alla pratica di consapevolezza, realisticamente impegnarci a prenderci cura della mente-cuore, sostituire la trascuratezza con la sollecitudine, la paura e la negatività con l’intenzione positiva, l’ostilità con la gentilezza amorevole, e capiamo che da qui si diramano le strade che prendiamo.
Un noto insegnante di pratica della consapevolezza, Jack Kornfield, ha scritto un libro intitolato The Wise Heart in cui invita a praticare con fiducia la sostituzione di pensieri negativi con pensieri positivi. Raccomanda l’attenzione alle occasioni in cui i pensieri distruttivi emergono, qual è il bersaglio del loro criticismo, quali frasi utilizzano, da dove vengono queste frasi e che tipo di reazione generano nell’organismo, la vergogna, il giudizio devastante, la denigrazione sistematica. Una volta che la consapevolezza degli attacchi di negatività è sentita, Kornfield sollecita a crearsi un antidoto, due o tre semplici frasi che rovescino la falsità insita nei pensieri non salutari, “La vita è preziosa”, “Userò bene questo giorno”, o esprimano l’opposto della vergogna e dell’autosvalutazione, “Vivrò nobilmente e dignitosamente”, o l’opposto dell’ansia, “Vivrò con fiducia”. O potranno essere basate su espressioni desunte dalla pratica dell’amorevole gentilezza:
Che io possa amare me stesso proprio come sono.
Che io possa sentire in me il merito e il benessere.
Che io possa aver fiducia in questo mondo.
Che io possa aver compassione per me stesso.
Che io possa accogliere con compassione la sofferenza e l’ignoranza di altri.

A questo punto ogniqualvolta notiamo la presenza di pensieri distruttivi, inquinanti, ci fermiamo e intenzionalmente sentiamo la sofferenza che portano, tiriamo un respiro, tratteniamo il senso di sofferenza con gentilezza e poi mentalmente recitiamo le frasi che abbiamo scelto. Le ripetiamo comunque, che ne siamo o no convinti, come un antidoto alla sofferenza. Passerà del tempo prima che ci rendiamo conto che funzionano ma succederà. Forse sarà prima necessario passare attraverso più acute difficoltà e sofferenze ma succederà. Come semi che vengono piantati, insegna Kornfield, percepiamo con tenerezza ogni frase - come lasciando cadere semi di compassione e di cura nella nostra mente e corpo. Piantiamo queste frasi di gentilezza e piano piano, mentalmente, notiamo come la mente e il cuore diventino una fonte di nutrimento e di forza nel cammino.






domenica 21 febbraio 2016

Attenzione e vita





Senza attenzione la vita non sarebbe davvero vissuta ma scorrerebbe via tra abitudini e conformismi. Attraverso l'esercizio paziente dell'attenzione che, nonostante la corrente avversa delle distrazioni, mi riporta al presente posso cercare di dare uno sguardo dall'interno alla mia vita. Quando perdo il filo dell'attenzione occorre che ritorni ad essa. Tutto quello che mi viene incontro in ogni momento di attenzione è in quel momento la mia vita. Non posso arrivare ad apprezzarla se non offro la mia attenzione.
Se mi distraggo ho delle possibilità di ritornare al momento presente: la gratitudine per un giorno di sole o per una camminata, la parola data o ricevuta da un amico, la generosità nei confronti di chi mi chiede ascolto, la pazienza per una incombenza faticosa, il raccoglimento nel silenzio, la meditazione nella quale prescindo da ogni risultato utile e testimonio con il mio essere presente il momento presente...
Talvolta però dimentico che attenzione non è riservata a quel che mi piace, ai momenti gradevoli: ancora più importante per creare coraggio ed equanimità è l’attenzione quando illumina il momento che stride, che infastidisce, che non piace. E che non va cacciato via perchè la vera attenzione è a quello che c'è così com'è. Il resto è compiacenza.

E' un passo importante inciampare nella pietra del non mi piace, mantenere l'attenzione aperta a quello che non mi piace e sentirne il sapore, sentire com’è.

E’ importante perché  comporta l'esperienza diretta del fatto che le sensazioni nascono e muoiono e di essere noi stessi vulnerabili e di passaggio. Una esperienza che può aprire la porta non all’indifferenza e alla negatività bensì alla fiducia, alla compassione e a una iniziale consapevolezza di essere connessi con l’intero universo.




sabato 30 gennaio 2016

Il viaggio





E quando sarai arrivato
alla fine del viaggio
incontrerai te stesso
non un tuo sogno o un ideale
e avrai ripreso confidenza
con  le tue dita e vorrai continuare
a camminare in tua compagnia
per molti altri anni
come fossero un giorno                                      

Quando siamo in uno stato mentale piacevole, in una buona disposizione, possiamo essere portati d’impulso ad arricchire e abbellire il momento presente, e magari troviamo lo slancio poetico, come nei versi che precedono.
Quando invece siamo in uno stato d’animo depresso, abbattuto, ci capita di percepire il momento presente spoglio e disadorno come una condanna e un destino e lo subiamo chiudendoci nel mutismo o costruendo un muro di negatività.
Il viaggio nel reale è fatto di tanti momenti che si susseguono, piacevoli, spiacevoli, neutri. 
“Quello che gradualmente impariamo -dice la Maestra Pema Chӧdrӧn- è di non allontanarci dall’essere completamente presenti. Abbiamo bisogno di addestrarci a questo livello di base perché la sofferenza è molto diffusa nel mondo. Se non ci addestriamo centimetro per centimetro, un momento alla volta, a superare la nostra paura della sofferenza, saremo molto limitati nella nostra capacità di aiuto. Saremo limitati riguardo all’aiutare noi stessi e limitati riguardo agli altri. Perciò cominciamo con noi stessi, così come siamo, qui e ora.”






sabato 23 gennaio 2016

Qualche suggerimento pratico per essere più felici




1° Lavorare a una correzione della nostra vista. Ciò significa in primo luogo domandarci se per caso non sia unilaterale soffermarci tanto sul negativo che vediamo in noi stessi, negli altri e nelle situazioni. Oggi in Occidente questa è una tendenza piuttosto diffusa e condivisa. (...) Continuando a evocare la consapevolezza il più spesso possibile...cominceremo a essere meno incantati da questa attrazione per il negativo, che poi a volte è una vera e propria costruzione del negativo. (...)
2° Fin a quando non lavoreremo seriamente alla nostra felicità non comprenderemo l’importanza della felicità, per noi stessi e per chi si trova intorno a noi. Attenzione: essere più felici rende possibile dare felicità. (...) Il che potenzia ulteriormente la felicità. E’ difficile, se non si intraprende questa via, toccare con mano come il diventare più felici sia l’esito di un processo di maturazione e di crescita.
3° Addestrarsi ad apprezzare il positivo, anche se piccolo.
4° Imparare ad accettare gli eventi della vita, positivi e negativi, ricordandosi che accettazione non è passività. Per esempio accettare che Tizio è aggressivo nei nostri confronti è, anzitutto, un passo verso la chiarezza: non cerchiamo di ignorare o rimuovere la cosa. Sarà più facile, poi, esercitare la fermezza e il dissenso, lasciando cadere l’impulso a essere reattivi. Infatti la nostra reattività accrescerebbe soltanto l’elemento aggressivo nell’altro. E’ utile inoltre, tenere a mente che aggressività e rabbia nascono dalla sofferenza e producono sofferenza.
5° Imparare a cogliere l’ingenuità di certe prese di posizione. Per esempio ‘non mi interessa la felicità’; piuttosto ‘mi interessa la saggezza’ oppure: ‘mi interessa lo studio’; oppure ‘mi interessa lavorare’. (...) Tuttavia è molto probabile che Tizio, Caio e Sempronio diano un significato superficiale alla parola felicità, superficialità certamente inadatta a definire la soddisfazione che viene dalla saggezza, dallo studio o dal lavoro.
6° Vedere quanto siamo esperti e abili nel coltivare l’infelicità. Abbiamo già considerato l’incantesimo che il negativo esercita su di noi. A tale proposito conviene anche allenarsi a vedere come il rimpianto del passato -che non tornerà- sia un altro modo di coltivare l’infelicità, e così anche riguardo al timore del futuro, futuro che spesso si rivela diverso da quello che ci aspettiamo. (...)
7° In generale si può dire questo: coltivare il Bene va verso la felicità e ci andrà tanto più, quanto più impariamo a coniugare serietà e tocco leggero.

di Corrado Pensa, SATI, Anno XXIV n.3, settembre/dicembre 2015



domenica 20 dicembre 2015

Sorridere







"Sorridere a voi stessi -ha detto Thich Nhat Hanh- è un atto molto gentile nei vostri confronti, perchè state soffrendo e quando soffrite avete bisogno di amore. 
Voi siete la prima persona che può offrirvelo,  non aspettate che sia un'altra a farlo."

Se non siamo gentili e sorridenti con noi stessi, la nostra capacità di perseguire il bene è gravemente compromessa. Possiamo facilmente essere travolti dalle preoccupazioni e dalla negatività. Quando sorridere a noi stessi è più difficile a causa della sofferenza, proprio allora dobbiamo esercitarci a praticare il sorriso. Ecco che ci sentiamo subito più tranquilli e l'orizzonte si rasserena.








venerdì 15 maggio 2015

E' così facile



 
E’ così facile venire risucchiati dentro stati mentali negativi e intossicanti -la preoccupazione cronica, la paura, il risentimento...- e avvitarsi nella logorante catena di conflitti e insoddisfazione che li accompagnano, che non si cesserebbe mai di lodare i giorni, le ore e i minuti messi da parte e dedicati al silenzio e alla coltivazione mentale che ci portano attenzione, tranquillità, fiducia, coraggio, buone energie, conoscenza.