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sabato 7 gennaio 2017

Ricominciare








A causa di modi di pensare condizionati e abitudinari ti aspetti sulle strade che percorri progressi lineari e misurabili, e a causa di modi ristretti di vedere la realtà dimentichi da dove sei partito e la strada che hai già fatto.
Così quando avresti bisogno di tenacia molli la presa, e dove ti si chiede pazienza ripieghi sulla improvvisazione.

Ti è stato detto e tu stesso hai ripetuto che spesso occorre ricominciare.
Ti ricordi? 
Si può continuare solo ricominciando. 
Si ricomincia per poter continuare.  

Lo hai ripetuto ma non l’hai veramente capito.   
Eppure lo sai che la cosa da fare è semplice: ogni volta che passi la soglia lasci andare il respiro e lo ascolti.

Ricominciare non è fare la stessa cosa, ma fare di nuovo, sentire il calore, vedere più da vicino, mettere a fuoco un dettaglio, sperimentare senza attaccamento, sentire più in profondità... 
E ogni volta, che tu ne sia o meno consapevole, la pazienza si differenzia un po’ di più dalla mera sopportazione e l'esperienza diretta si arricchisce. 

Ricominciare è ritornare in un luogo dove si coltiva la fiducia, e se ne avverte il beneficio.








sabato 1 ottobre 2016

Il tesoro








Un giorno un vecchio saggio e buono
mi incoraggiò a trovare il tesoro

Ero un giovane serio e leale
all’ideale più elevato e senza posa
per anni ho scavato nel campo
fino a che allo stremo
e prossimo a morire gli attrezzi
mi caddero di mano

In quell’istante il buio
si aprì con un lampo
e vidi dove mi avevano spinto
l’avidità e l’accanimento

E vidi anche il tesoro
che prima non vedevo
e non è altro che il vedere
che non c’è altro tesoro
che il vedere davvero

quel che vedo qui e adesso

Poesia inedita, di Michele Colafato

sabato 23 gennaio 2016

Qualche suggerimento pratico per essere più felici




1° Lavorare a una correzione della nostra vista. Ciò significa in primo luogo domandarci se per caso non sia unilaterale soffermarci tanto sul negativo che vediamo in noi stessi, negli altri e nelle situazioni. Oggi in Occidente questa è una tendenza piuttosto diffusa e condivisa. (...) Continuando a evocare la consapevolezza il più spesso possibile...cominceremo a essere meno incantati da questa attrazione per il negativo, che poi a volte è una vera e propria costruzione del negativo. (...)
2° Fin a quando non lavoreremo seriamente alla nostra felicità non comprenderemo l’importanza della felicità, per noi stessi e per chi si trova intorno a noi. Attenzione: essere più felici rende possibile dare felicità. (...) Il che potenzia ulteriormente la felicità. E’ difficile, se non si intraprende questa via, toccare con mano come il diventare più felici sia l’esito di un processo di maturazione e di crescita.
3° Addestrarsi ad apprezzare il positivo, anche se piccolo.
4° Imparare ad accettare gli eventi della vita, positivi e negativi, ricordandosi che accettazione non è passività. Per esempio accettare che Tizio è aggressivo nei nostri confronti è, anzitutto, un passo verso la chiarezza: non cerchiamo di ignorare o rimuovere la cosa. Sarà più facile, poi, esercitare la fermezza e il dissenso, lasciando cadere l’impulso a essere reattivi. Infatti la nostra reattività accrescerebbe soltanto l’elemento aggressivo nell’altro. E’ utile inoltre, tenere a mente che aggressività e rabbia nascono dalla sofferenza e producono sofferenza.
5° Imparare a cogliere l’ingenuità di certe prese di posizione. Per esempio ‘non mi interessa la felicità’; piuttosto ‘mi interessa la saggezza’ oppure: ‘mi interessa lo studio’; oppure ‘mi interessa lavorare’. (...) Tuttavia è molto probabile che Tizio, Caio e Sempronio diano un significato superficiale alla parola felicità, superficialità certamente inadatta a definire la soddisfazione che viene dalla saggezza, dallo studio o dal lavoro.
6° Vedere quanto siamo esperti e abili nel coltivare l’infelicità. Abbiamo già considerato l’incantesimo che il negativo esercita su di noi. A tale proposito conviene anche allenarsi a vedere come il rimpianto del passato -che non tornerà- sia un altro modo di coltivare l’infelicità, e così anche riguardo al timore del futuro, futuro che spesso si rivela diverso da quello che ci aspettiamo. (...)
7° In generale si può dire questo: coltivare il Bene va verso la felicità e ci andrà tanto più, quanto più impariamo a coniugare serietà e tocco leggero.

di Corrado Pensa, SATI, Anno XXIV n.3, settembre/dicembre 2015