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giovedì 28 settembre 2017

Amarezza e amore per la vita. Jane Austen vista da Virginia Woolf








Sembra che Virginia Woolf pensasse che quando si ha uno spirito non inquinato dall’amarezza, come Jane Austen, si possa anche guardare negli occhi l’amarezza seminata a piene mani nel mondo dalla sofferenza e dalla paura; e se non ci si lascia tentare dal dire alle persone come dovrebbero vivere, tutta la vita  possa essere un oggetto d’amore come lo è stata per Jane Austen.

“Veniva così naturale a Jane Austen descrivere le persone attraverso i loro difetti, che vi fosse stata una goccia di amarezza nel suo spirito, i suoi romanzi ci avrebbero dato il ritratto più coerentemente satirico della vita che possa esserci. Apriteli alla pagina che volete: sarete quasi certi di incappare in qualche passaggio che mirabilmente satireggia le assurdità dell’esistenza…le satireggia, ma senza amarezza, in parte senza dubbio perché lei era felice della sua vita, in parte perché non desiderava che le cose fossero diverse da come sono. Per il suo gusto, la gente non sarebbe mai potuta essere troppo assurda, la vita mai troppo piena di cose buffe e singolari, e quanto al dire alle persone come dovrebbero vivere, che costituisce il motivo della satira, avrebbe alzato le mani per la sorpresa al solo pensiero. La vita stessa: era quello l’oggetto del suo amore, del suo studio attento, era quella la ricerca che riempì gli anni non registrati e portò a esprimersi la «quieta intensità della sua natura», facendola sembrare al mondo esteriore un po’ critica e distaccata, e «talora molto austera.”

da uno scritto di Virginia Woolf che accompagna Ragione e sentimento (Sense and Sensibility) nella edizione Mondadori, Oscar Classici

















domenica 24 aprile 2016

Ognuno di noi è un cercatore...





“Non ci sono dubbi che ognuno di noi è un cercatore, in ognuno di noi c’è il desiderio di scoprire, di comprendere. Spesso la tendenza a porsi domande o a cercare di capire nasce in noi già in età molto giovane e ci spinge a domandarci: “Che cos’è la vita? Con quale scopo sono su questa terra? Quali sono i valori per me più profondi?” 
Poi, mano a mano che diventiamo adulti, perdiamo il contatto con la freschezza di queste domande, perché siamo tanto impegnati a cercare le risposte che ci dimentichiamo che la ricchezza è nella ricerca stessa, nel mistero, non nelle risposte. 
Grazie alla fiducia e alla fede è possibile riconquistare questo senso di innocenza che appartiene all’infanzia, dove l’interesse non risiedeva nelle giuste risposte, ma piuttosto nel guardare con curiosità e meraviglia la vita intorno a noi. 
Come cercatori possiamo risvegliare in noi quella semplicità che ci sostiene nell’aprirci al mistero della vita stessa.”

di Patricia Feldman Genoud, da SATI anno XXV, n.1 / 2016

[SATI è la rivista dell'A.Me.Co, Associazione per la Meditazione di Consapevolezza]