Per sua stessa natura
s’innalza sopra
il garbuglio di fiumi
Non dire
è un mucchio di terra
accumulata
Senza sosta la nebbia dell’alba
la nuvola della sera
la cingono d’ombre
Dalle quattro direzioni
alzi lo sguardo e la vedi
verde ripida e selvaggia
da A Book of Luminous Things, edited by Czeslaw Milosz, Harcourt Brace & Co
“Vetta magnifica”, la poesia di Musō Soseki (1275-1351), monaco buddhista della scuola Rinzai Zen, poeta,
calligrafo, disegnatore di giardini e maestro, è introdotta da
Czeslaw Milosz:
“E’ sorprendente il grado in cui la montagna appare e riappare nella
poesia di varie lingue, cominciando naturalmente con la Bibbia, come una sacra
presenza da contemplare. Spesso la sua esistenza indipendente viene opposta agli stati mentali e ai sentimenti dell’essere umano che sono passeggeri.”
E cosa, "per sua stessa natura", si distingue da stati mentali e sentimenti transienti, se non la calma e l'equanimità della consapevolezza non giudicante?
Come la montagna non scaccia via nè sopprime le nuvole e le nebbie, così la consapevolezza non giudicante lascia che sensazioni, pensieri e immagini vengano e vadano senza esserne condizionata. La montagna è una immagine della consapevolezza, ciò che chiamiano "grande mente".
E cosa, "per sua stessa natura", si distingue da stati mentali e sentimenti transienti, se non la calma e l'equanimità della consapevolezza non giudicante?
Come la montagna non scaccia via nè sopprime le nuvole e le nebbie, così la consapevolezza non giudicante lascia che sensazioni, pensieri e immagini vengano e vadano senza esserne condizionata. La montagna è una immagine della consapevolezza, ciò che chiamiano "grande mente".