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domenica 6 gennaio 2019

Valutare un'esperienza





"Hai studiato il Buddhismo e come hai detto ti ha impressionato più di qualunque altra religione così che ha avuto luogo il processo di condizionamento. Quel condizionamento -dice Jiddu Krishnamurti- può aver proiettato la figura anche se la mente cosciente era occupata con una materia completamente diversa. Inoltre essendo stata la tua mente resa acuta e sensibile dalla modalità della tua vita, e dalla discussione che stavi avendo con i tuoi amici, forse hai visto "pensiero" rivestito in una forma Buddhista.
Non ti ha rivelato il modo lavorativo della tua stessa mente e sei diventato prigioniero di quella esperienza. Ogni esperienza ha significato quando con essa arriva la conoscenza di sè, che è l'unico fattore di liberazione e di integrazione, ma senza conoscenza di sè l'esperienza è un peso che apre la strada a ogni forma di illusione."
da Krishnamurti, Valuing an Experience












venerdì 31 agosto 2018

Un sentiero c'è




Come esseri umani facciamo esperienza di gioie, di speranze, affanni, ansie, momenti di sollievo, delusioni… Si susseguono giornate luminose e giornate cupe, ore liete e ore pesanti, stati mentali benefici e stati mentali distruttivi…
Spesso restiamo abbarbicati alle esperienze e alle sensazioni che ci procurano, ripetiamo comportamenti e modelli che non amiamo e che ci deprimono, ma non sappiamo liberarcene.
Talvolta però lasciamo che sia l’esperienza stessa nella sua concretezza a interrogarci, impariamo a non dirottare le responsabilità e a cercare risposte vere, sincere, oneste e reali alla sofferenza che ci stringe.
Abbiamo sentito dire di sentieri antichi, che sono stati battuti da tempi lontani e che nessuno può percorrere al posto nostro! Allora ci mettiamo in cammino – non c’è altro da fare, non basta leggere, non è sufficiente avere belle idee o ripetere teorie suggestive.
Se perseveriamo con coraggio e allegrezza d’animo lungo il cammino conosceremo cose meravigliose tra cui la più sorprendente per ricchezza e generosità è l’apertura dell’io e l’amicizia con i maestri e i compagni di pratica che sono animati dal nostro stesso desiderio di bene e di liberazione. 







domenica 28 maggio 2017

Una lettera di Albert Einstein






Nel 1950 Albert Einstein scrisse una lettera a Robert E.Marcus, direttore del World Jewish Congress, il cui figlio era appena morto di poliomielite.

Egregio dottor Marcus,
un essere umano è parte di quel tutto che abbiamo battezzato «universo», una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i propri pensieri e sentimenti come qualcosa di separato dal resto, una specie di illusione ottica della coscienza. La lotta per liberarsi da tale illusione è il solo scopo della vera religione. Non nutrire l’illusione ma cercare di sormontarla è il modo per raggiungere l’unica pace interiore che sia alla nostra portata.
Con i miei migliori auguri
Sinceramente suo,

Albert Einstein







domenica 23 aprile 2017

Il vento allena i gerani a radicarsi






La paura di non essere, di scomparire tra i gorghi del nulla, o di non essere all’altezza, a causa della quale finiamo dominati dall’illusionismo dell’apparire, della visibilità, dell’esibire (presenza, posizione, status, autorità...) e dell’esibirsi, ci porta a dimenticare, e separarci da, una condizione pura e non inquinata di rilassamento, di libertà e di fiducia nel vivere un momento dopo l’altro.
Occorre affidarsi al momento, accettarne la transitorietà, e accogliere la propria vulnerabilità.


Dinamismo dell’amore. Nel momento in cui cominciamo ad amare quello che non capivamo, e non volevamo capire, e lasciamo andare i giudizi e le condanne, l’amore si espande in gioia di vivere.


Tornare indietro è difficile; è più facile, e comodo, anche se pericoloso, proseguire per la stessa strada e ripetersi. Inizi a mangiare o a indulgere nei piacere dei sensi e continui a farlo all’eccesso. Ti convinci che è necessario smettere con gli eccessi e finisci per eccedere nelle mortificazioni. Ti rendi conto che la transitorietà e l’impermanenza sono caratteristiche dell’esistenza umana e finisci per disprezzare la vita e non vedi più le possibilità di valorizzarla e darle un significato.
Nella storia di Siddharta c’è un momento più importante di ogni altro -del lasciare il palazzo paterno, del lasciare la casta di appartenenza, del lasciare gli averi e gli affetti- ed è quello in cui lascia la via della mortificazione a oltranza e abbraccia la via di mezzo quando interrompe il digiuno e gli stenti che lo uniscono agli asceti itineranti e accetta la tazza di riso che gli viene offerta da una donna. In quel momento viene riconosciuta la possibilità e la salutarietà del contraddirsi, del fare un'inversione e di prendere una via che non sia basata sull’accumulazione e sulla ripetizione, ma valorizzi il fluire, il cambiamento e la presenza consapevole momento per momento come premessa per scelte di liberazione e per la gioia di vivere.







domenica 8 novembre 2015

La meditazione non è sogno




La meditazione è un processo di trasformazione, non di consolidamento di modelli e modi usuali.

Se la nostra mente non è abbastanza ferma, rimbalza qui e là quando sediamo sul cuscino e quando ci alziamo tendiamo a essere assorbiti, risucchiati e andare alla deriva tra le attività usuali, di lavoro, domestiche, o nello spazio chiamato da Achaan Sumedho "fiera dei divertimenti", che è il tempo non-libero, non-vuoto, ma inzeppato da divertimenti e da diversivi. Così, ci alziamo dal cuscino per correre a infilarci nel sogno consueto.

Occorre comprendere e sentire l’interrelazione, la compenetrazione tra meditazione seduta, "zazen", e le azioni ordinarie. La meditazione seduta inizialmente resta circoscritta, isolata, e minoritaria e non “decolla”. Tuttavia è il nostro punto di forza e di consapevolezza. A essa tende ad accompagnarsi una consapevolezza crescente estesa alla vita, così gli "insight", le intuizioni, che abbiamo su noi stessi e sulla nostra esperienza durante la meditazione seduta vengono rinforzate e allargate.

La meditazione è un mezzo abile per uscire da quella che la maestra zen Diane Rizzetto definisce la prigione del sogno auto-centrato, intendendo che in assenza della consapevolezza del qui e ora, che possiamo iniziare a coltivare sul cuscino, restiamo affondati nel sogno chiamato vita che attraversiamo in sogno. E’ un sogno potente che vuole continuare a essere sognato e a sognarci.

Tale è la natura della vita non risvegliata al cui centro sta una mente che reagisce invece di dare risposta e che è intontita e confusa dagli attaccamenti.
Una mente che ama risvegliarsi è quella mente che accoglie anche ciò che non piace, che provoca fastidio o irritazione, che porta disagio. Una mente che non fugge e non respinge quel che percepisce come strappi e lacune ma accoglie e cura, “semplicemente” accogliendo.

Talvolta ci avviciniamo alla meditazione in vista di benefici immediati e strada facendo ci risvegliamo alla prospettiva di benefici imprevisti e incalcolabili che non procedono con le nostre esigenze immediate, capiamo che non è di beneficio rinchiudersi all’interno della prospettiva dei benefici immediati, ma coltivando l'attenzione, la consapevolezza, la calma rendersi disponibili a un orizzonte aperto, di liberazione.  





mercoledì 5 agosto 2015

Valutando un'esperienza





Jiddu Krishnamurti afferma che si può diventare "prigionieri dell'esperienza" e afferma con estrema chiarezza:
"Ogni esperienza ha significato quando con essa arriva la conoscenza di sè, che è il solo fattore di liberazione o di integrazione, ma senza conoscenza di sè, l'esperienza è un peso che porta a ogni tipo di illusione."
("All experience has significance when with it there comes self-knowledge, which is the only releasing or integrating factor, but without self-knowledge, experience is a burden leading to every kind of illusion", da Valuing an Experience)