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martedì 15 agosto 2017

Bashō e la rana





Dal blog Poesie senza pari riporto una mia poesia pubblicatavi il 9 agosto scorso:



BASHŌ E LA RANA

Un mattino il poeta Bashō
sentì una gran pace dentro
e invece di correre
a scrivere un haiku
si rilassò in quello che stava facendo
– stendere il bucato ad asciugare
sulla canna.
Fu in quel momento
che udì la rana tuffarsi
nel vecchio stagno: plof!


da AA. VV. Per una gentile compagna di viaggio, Dieci omaggi a Nancy Watkins, Fàmmera Edizioni, 2o17





sabato 1 ottobre 2016

Il tesoro








Un giorno un vecchio saggio e buono
mi incoraggiò a trovare il tesoro

Ero un giovane serio e leale
all’ideale più elevato e senza posa
per anni ho scavato nel campo
fino a che allo stremo
e prossimo a morire gli attrezzi
mi caddero di mano

In quell’istante il buio
si aprì con un lampo
e vidi dove mi avevano spinto
l’avidità e l’accanimento

E vidi anche il tesoro
che prima non vedevo
e non è altro che il vedere
che non c’è altro tesoro
che il vedere davvero

quel che vedo qui e adesso

Poesia inedita, di Michele Colafato

venerdì 2 ottobre 2015

Andrej Rublëv in viaggio






Lungo tratto in carro nella notte
i tatari alle calcagna ossa rotte
Teofane il Greco serba gli occhi chiusi.
Un lampo di luce improvvisa rischiara
il volto sfatto di orfani vecchie mugiki.

Ecco, vedi, nascono nel mondo esseri comuni
che non sanno niente di tutte le cose
dette in prose o poesia
non credono di salvare nessuno
e nessuno li crede grandi nobili distinti.
Tu non li vedi o li vedi
chiusi in un miserabile cantuccio
vegetativi incatenati e occulti
nelle proprie due opinioni quali che siano
cocciuti devoti a una sola icona stretti
a una sola idea emozione o pensiero
e se sono obbligati a spiegare balbettano
e arrossiscono per lo sforzo fino alla cima
dei capelli.
E per questo saresti migliore di loro?

E la loro vita meno importante della tua?
da Tieni aperto, di M.Colafato, Il Labirinto





martedì 21 luglio 2015

Dhrupad








a  Fariddudin Dagar

 

 

in quella sera indiana

grazie al negro destriero

mi fu in un lampo chiaro

cosa abbiamo perduto

e cosa non abbiamo neanche

immaginato

 

il prodotto di massa confezionato

in clinica misura per il palato

strenuamente educato splendeva

sugli scaffali del supermercato

una esemplare punizione

ma per un modico prezzo

 

su quello specchio riconobbi

i miei sforzi

l’arrampicaggio

poveri esercizi di recluso

e una umiltà incondizionata

mi portò delizioso sollievo

 

di Michele Colafato, da Mutuazioni e sconnivenze, Il labirinto
 
 
 
 
 
 
 
 

venerdì 19 settembre 2014

Il lago d'autunno

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Immagine del Trasimeno di Hinnerk Brockmann, settembre 2014
 
 
 
 
 
 

 


 


Il traghetto fermo davanti

alla boa

 

Nella sospensione del movimento

c’è movimento

 

Nella immobilità c'è anche

presenza consapevole

in quello che è così com’è

non solo attesa

 

Sciogliersi di nodi

calmarsi delle onde

abbassarsi di spalle

 

Lago e cielo

la nebbia e il grigio

si affacciano sul cuore






venerdì 23 maggio 2014

Il giardiniere di Guru-ji






c’era un bel pezzo di merda
davanti alla siepe sul manto
ricamato del prato indiano
e che fine farà mi chiedevo
oziosamente..

ed ecco che arriva il giardiniere
potato e asciutto dalle scarpe nere
in un liso completo color blu notte-
smonta lesto dalla bici
lo sguardo appuntito e già lo vede
la mano destra dietro la schiena
la sinistra lo precede

quindi prende la mira
un colpo secco calcia
lo stronzo sotto la tenda dei fiori
letame non manifesto

da Michele Colafato,  Mutuazioni e sconnivenze, Il Labirinto





sabato 22 marzo 2014

La capanna di Bashō




 

Non si può dire il sentiero

va a nord o a sud

a destra o a manca

è stretto o è largo.

 

Quanto a me: sono

davvero mai partito da Edo?

Ecco la vecchia capanna

ha resistito un altro inverno

ma non ha più rinforzi.

E spesso mi vedi uscirne

per mettere in salvo

gli scorpioni che cadono

dal tetto di paglia.
 
da Michele Colafato, Tieni aperto, Il labirinto, 2012
 
 
 
 
 
 
 

sabato 19 ottobre 2013

La notte della vigilia




La notte della vigilia
è la notte della tenerezza
per te stesso. Ti affacci
alla finestra e guardi la luna
con rispetto e con dolcezza
poi indugi con lo sguardo
sulla terra. Non sei in alto
né in basso non hai divi
né diavoli intorno.
È il tuo mondo dove tu resti
uomo tra gli uomini in mezzo

di Michele Colafato, Da una vena unica, Il Labirinto, 2009





 



sabato 21 settembre 2013

Re Magi





Siamo nati  nella confusione
e nella fretta ci agitiamo
siamo irrequieti e sempre in cerca
di qualcosa di più o di meglio
i nostri cammelli sono curvi e stanchi
eppure li sproniamo: una nuova cometa!
una nuova cometa!

Però i fili che ci tirano avanti
si sciolgono in certi momenti
la polvere che abbiamo alzato ricade
a terra e noi restiamo senza timore
nella nudità dell’attenzione
semplici immobili presenti
in un luogo di agio e beneficio.

da Tieni aperto di Michele Colafato, Il Labirinto 2012



Capita prima o poi a tutti gli esseri umani che la stella cometa che abbiamo seguito scompaia, o non la seguiamo più perché non ci piace dove porta, oppure la meta stessa si rivela un’illusione.
Ci ritroviamo bloccati, nel deserto, al buio, nella notte, non sappiamo cosa ci aspetta, e tutto ciò ci è insopportabile.
La paura di restare senza meta è terribile.
Il vuoto che si è spalancato nelle nostre vite non l’avevamo immaginato.
Alcune potenze nascoste nel nostro profondo, e non necessariamente orientate al cambiamento, intervengono: la reattività, la consuetudine, l’inerzia, l’orgoglio..
Allora, in fretta e furia ci inventiamo una nuova stella cometa, oppure ci diciamo che non è successo niente, la stella cometa che seguivamo è sempre lì, come sempre splendente, si era solo momentaneamente nascosta al nostro sguardo.
Invece ci stiamo buttando altra polvere negli occhi.
Però, all’ennesimo tentativo di riaccendere la luce nel cielo in questo modo strano, e incoronarci Re Magi, può fare capolino in noi il dubbio che stiamo ripetendo noi stessi, ci stiamo creando un’altra illusione. 
E se la meta fosse qui? E se questo e solo questo fosse la meta?
Cominciamo a sentire allora di non essere costretti a seguire automaticamente i fili che ci tirano, scopriamo che possiamo restare con i piedi per terra anche se non c’è una stella cometa. Non abbiamo bisogno per sentirci vivi di torturare i cammelli che cavalchiamo. Scegliamo amici che forse non ci compiacciono ma che sono stati nel luogo dove ci troviamo. Recuperiamo coraggio e tranquillità proprio portando l’attenzione sulla paura, sul senso di abbandono e di solitudine che avvertiamo, facendone esperienza qui e ora, come si manifestano nel nostro fisico e nella nostra mente.
E’ un momento tremendo eppure per la prima volta capiamo di avere o di poter coltivare una vera possibilità di scelta.
Dobbiamo fare ricorso a tutta la nostra fiducia, intelligenza e creatività.
 
 
 
 
 
 

venerdì 26 luglio 2013

Lettera di Shundo Aoyama





Lettera di Shundo Aoyama


 

a  Rika


Quando le mani ti cadono

a terra per il peso di quello

che vedi o senti

e in special modo di quanto

hai fatto o non hai fatto

tu stesso e ritorni a unirle

l’una all’altra

 

Quando accogli senza astio

o recriminazioni il movimento

e ritorni senza riserve

alla lingua del presente

 

Proprio allora stai coltivando

un nuovo momento di bellezza
 
 
da TIENI APERTO, di Michele Colafato, Il Labirinto 2012










sabato 18 maggio 2013

Com’è subitaneo e cambia








Mi fermo a conversare con il merlo

fermo sulla sella d’edera arida

addosso al muro e al cancello

che cinge la villa in sommo

intrepido all’inverno.

Sotto il fitto nevischio dove

il piumaggio lo ripara con il becco

giallo taglia il silenzio o piuttosto

lo nutre e ammanta sotto l’ala.

Quanto la vita tua è lunga?-lo interrogo

Dove ritorni alla tua casa?

Or’è poco le persiane

erano aperte il fervore dei lumi

riscaldava il giardino e la strada

adesso è muta la dimora

e sbarrata. Dall’alto del cenobio

scende l’oscurità un momento un altro

e il mio amico è scomparso.
 
 
da Tieni aperto, di Michele Colafato, IL LABIRINTO

giovedì 18 aprile 2013

La tortora e il siliquastro





Lungo la via di San Gregorio al Celio, dietro la grande cancellata che s’apre al Palatino, nei giorni di primavera piange lacrime di sangue un albero antico che non ti aspetteresti di vedere lì dov'è e per questo puoi finire per non vederlo. 
Egli è noto ai botanici come il Siliquastro e tra il popolo di Roma l'ho sentito chiamare Re degli alberi di Giuda.
E benché pianga, fiorendo, la sua vista che ravviva le pendici del colle, mette allegria, non tristezza, e meraviglia chi viene ad ammirarlo da paesi lontani.
 
§
La tortora e il siliquastro 
 
L’albero magico che rallegra il Palatino
fiorisce nelle rughe e sul tronco a primavera
le bocche di leone ruggiscono
tra le crepe del muro e il ciuffo di ciclamini viola
si offre al sole. La porta dove bussavi
è stata sempre aperta e la tortora
rimanda il richiamo: ho imparato
ho imparato, anch’io che mi ripeto
qualcosa ho imparato
 
da Tieni aperto, di Michele Colafato, Il Labirinto 2012
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

domenica 3 marzo 2013

Sirene






ma il cuore non molla

non ci vuole stare

non ne vuole sapere

così salpiamo per nuove

conquiste e all’alba

incontriamo le sirene

che scambiano il veleno

con il miele perché questo

è nella vita del mare

il loro mestiere
 
 
da Mutuazioni e sconnivenze di Michele Colafato, Il Labirinto 2005
 
 
 
 

domenica 17 febbraio 2013

The Ferry Boat

 
 
In December 1993, I embarked on a month-long journey through India; a period which turned out to be both inspiring and auspicious. It was then I gained confidence in the fact that I could write poetry - a discovery not completely unexpected, especially as the poems were in English. I later translated some of the poems into Italian and they were published in my first book of poetry, Mutuazioni e sconnivenze: Orpheus, Dhrupad, A lie, The Same Band, The Gardener, and also the The Ferry Boat, reproduced below, and posted on this same blog a few days ago in its Italian translation, Il traghetto. Instead, other poems like Tiruvannamalai, Mamallapuram, Old Friends, were not translated at that time.

I have since come to believe that the deepest wells of the unconscious were then unavailable to me in Italian. I had practiced English intensively in the Eighties while living in San Francisco and had, once back in Italy, what in a previous poem, "In a Foreign Language", I came to recognize as my first taste of "pure water and stone". And now, in India, the practice of meditation - inside the room where Ramana Maharshi had passed away, in the ashram at the feet of the sacred mountain Arunachala, where the great sage had lived - softened and replenished my spirit. Throughout the Indian journey, words arose easily and comfortably, pointing with clarity to obscure and remote conditionings of body and mind - and they were once again English words, words uttered in a "foreign language".

"The Ferry Boat" was written in a house with a green lawn in Jor Bagh, New Delhi, home to Maurizia, where dhrupad masters, like Fariddudin Dagar, and musicians and dancers such as Buddhadheb Chattopadaya would gather and play together. Outside, the road opened up in a circle around a big tree under whose shadow a group of young women ironed shirts and trousers from dawn to sunset when, in the incoming darkness, they slid away.


 

The Ferry Boat

 
Without breaking a wave
No hiss or noise
While in deep sleep plunged
One still feels yards of water
above the breast
Comes the Ferry Boat
of dawn

 
Awaken - in the silence
distinctively one guesses the kiss
reluctant flung to the pier
Awaken - one sifts through the sleep
the small seeds of change
 
 
 
 
 
 

martedì 5 febbraio 2013

Il traghetto


 
Senza spezzare l’onda
non un sibilo non un rumore
mentre sprofondato nel sonno
senti ancora leghe d’acqua sul cuore
arriva il traghetto dell’alba
di cui non conosci il colore

Sveglio -nel silenzio
distintamente indovini il bacio
riluttante lanciato al molo
Sveglio -setacci nel primo lucore
i piccoli semi del cambiamento

 

da Mutuazioni e Sconnivenze di Michele Colafato, Edizioni Il Labirinto, 2005

domenica 27 gennaio 2013

Memoria




Che nell’imperversare di agitazioni e nella deriva
di pigrizie e di torpori non si perda il vuoto del momento

che tra i concetti i pensieri e i suoni noti
fioriscano intenzioni di sorgente aperte

che in mezzo al buio dell’euforia e dello scontento splenda
la luce viva dell’ascolto e dell’attenzione



 

lunedì 7 gennaio 2013

Autoritratto di Rembrandt

Non ti viene detto altro
che questo: tieni aperto
e tu sorridi perché hai il cuore
e il sorriso per sorridere
nel frattempo invecchi o ti ammali
forse perdi qualcuno dei tuoi cari
l’amica più amata
e sempre intanto ti viene detto
soltanto: tieni aperto così in un soffio
ti vedi avanti all’uscio
sulle spalle la mantellina
il lume di candela in mano
e sempre senti la stessa
voce – tieni aperto
Tu sorridi e non chiudi anche
in quel momento incerto.


da Tieni aperto di Michele Colafato, Edizioni Il Labirinto, 2012