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domenica 11 febbraio 2018

Non dipendenza della mente








Da Moon in a Dewdrop (Luna in una goccia di rugiada) titolo di una raccolta di versi e di saggi di Dōgen (1200-1253) curata da Kazuaki Tanahashi ho scelto la poesia intitolata Non dipendenza della mente:


Uccelli acquatici
che vanno e vengono
le loro tracce scompaiono
ma non dimenticano mai
il loro sentiero.

Come gli uccelli d’acqua – della poesia di Dōgen- possiamo imparare a non dipendere da tracce che prima o poi scompaiono.

La fiducia, l’attenzione e la consapevolezza momento dopo momento, la costanza, la pratica della compassione e del coraggio sono ciò di cui abbiamo bisogno per non dimenticare il sentiero. 





domenica 23 luglio 2017

Viandanti del cuore





Siamo indifferenti o disattenti alle condizioni di mente e di cuore in cui viviamo abitualmente? Siamo divenuti insensibili all’orientamento dei nostri pensieri, alla loro pesantezza o tossicità? Diamo per scontati i nostri stati d’animo, ancorchè scoraggianti e deprimenti? Oppure la nostra ricerca “spirituale” si disinteressa e ha smesso da tempo di vedere il nostro aspetto fisico, il nostro portamento? E’ il momento di realizzare che le nostre intenzioni e motivazioni, le nostre riflessioni, sono connesse con l’ambiente interiore in cui viviamo, e anche quando non ne siamo consapevoli ne sono profondamente influenzate, in particolare se esso è segnato da negatività, abbandono, rassegnazione, sfiducia.
Molti sono i versi del Dhammapada, il classico libro della scuola del buddhismo antico, che ci richiamano alla realtà delle emozioni e dei modelli mentali in cui nel nostro viaggio nell’esistenza terrena possiamo restare impigliati e anche perderci, e di quel che ci offre sostegno e gioia. Leggendo il Dhammapada ci viene naturale vederci come viandanti del cuore, visualizzare le strade che percorriamo nel mondo come sono predisposte dalla nostra realtà mentale, dai suoi meccanismi, spesso inconsci, dalle abitudini, dalle distrazioni. E possiamo, grazie alla pratica di consapevolezza, realisticamente impegnarci a prenderci cura della mente-cuore, sostituire la trascuratezza con la sollecitudine, la paura e la negatività con l’intenzione positiva, l’ostilità con la gentilezza amorevole, e capiamo che da qui si diramano le strade che prendiamo.
Un noto insegnante di pratica della consapevolezza, Jack Kornfield, ha scritto un libro intitolato The Wise Heart in cui invita a praticare con fiducia la sostituzione di pensieri negativi con pensieri positivi. Raccomanda l’attenzione alle occasioni in cui i pensieri distruttivi emergono, qual è il bersaglio del loro criticismo, quali frasi utilizzano, da dove vengono queste frasi e che tipo di reazione generano nell’organismo, la vergogna, il giudizio devastante, la denigrazione sistematica. Una volta che la consapevolezza degli attacchi di negatività è sentita, Kornfield sollecita a crearsi un antidoto, due o tre semplici frasi che rovescino la falsità insita nei pensieri non salutari, “La vita è preziosa”, “Userò bene questo giorno”, o esprimano l’opposto della vergogna e dell’autosvalutazione, “Vivrò nobilmente e dignitosamente”, o l’opposto dell’ansia, “Vivrò con fiducia”. O potranno essere basate su espressioni desunte dalla pratica dell’amorevole gentilezza:
Che io possa amare me stesso proprio come sono.
Che io possa sentire in me il merito e il benessere.
Che io possa aver fiducia in questo mondo.
Che io possa aver compassione per me stesso.
Che io possa accogliere con compassione la sofferenza e l’ignoranza di altri.

A questo punto ogniqualvolta notiamo la presenza di pensieri distruttivi, inquinanti, ci fermiamo e intenzionalmente sentiamo la sofferenza che portano, tiriamo un respiro, tratteniamo il senso di sofferenza con gentilezza e poi mentalmente recitiamo le frasi che abbiamo scelto. Le ripetiamo comunque, che ne siamo o no convinti, come un antidoto alla sofferenza. Passerà del tempo prima che ci rendiamo conto che funzionano ma succederà. Forse sarà prima necessario passare attraverso più acute difficoltà e sofferenze ma succederà. Come semi che vengono piantati, insegna Kornfield, percepiamo con tenerezza ogni frase - come lasciando cadere semi di compassione e di cura nella nostra mente e corpo. Piantiamo queste frasi di gentilezza e piano piano, mentalmente, notiamo come la mente e il cuore diventino una fonte di nutrimento e di forza nel cammino.






sabato 30 gennaio 2016

Il viaggio





E quando sarai arrivato
alla fine del viaggio
incontrerai te stesso
non un tuo sogno o un ideale
e avrai ripreso confidenza
con  le tue dita e vorrai continuare
a camminare in tua compagnia
per molti altri anni
come fossero un giorno                                      

Quando siamo in uno stato mentale piacevole, in una buona disposizione, possiamo essere portati d’impulso ad arricchire e abbellire il momento presente, e magari troviamo lo slancio poetico, come nei versi che precedono.
Quando invece siamo in uno stato d’animo depresso, abbattuto, ci capita di percepire il momento presente spoglio e disadorno come una condanna e un destino e lo subiamo chiudendoci nel mutismo o costruendo un muro di negatività.
Il viaggio nel reale è fatto di tanti momenti che si susseguono, piacevoli, spiacevoli, neutri. 
“Quello che gradualmente impariamo -dice la Maestra Pema Chӧdrӧn- è di non allontanarci dall’essere completamente presenti. Abbiamo bisogno di addestrarci a questo livello di base perché la sofferenza è molto diffusa nel mondo. Se non ci addestriamo centimetro per centimetro, un momento alla volta, a superare la nostra paura della sofferenza, saremo molto limitati nella nostra capacità di aiuto. Saremo limitati riguardo all’aiutare noi stessi e limitati riguardo agli altri. Perciò cominciamo con noi stessi, così come siamo, qui e ora.”






domenica 10 gennaio 2016

Si può meditare sull'amore?




Un’amica mi rivolge la domanda: “Si può meditare sull’amore”.

Quando mi avvicino al momento presente con dedizione e con calma non esprimo forse una intenzione, un pensiero, un atto d'amore?
E a cos’altro posso assomigliare il restare qui e ora, in uno stato di tranquillità, di apertura, di attenzione ricettiva, che non divaga da un oggetto all’altro?
E quando, sentendomi distratto, faccio ritorno al momento presente e alla consapevolezza, non gioisco forse di gratitudine e di fiducia?


Forse l’essere umano che vive nell'attenzione e si prende cura della propria condizione mentale, non sente il bisogno di meditare sull’amore tematizzandolo come un oggetto esterno, perché ne è infuso...  






sabato 13 settembre 2014

Mente e corpo





 

Quella persona cammina ma sta pensando a qualcosa che la trattiene e la piega da una parte, una indecisione, un rimpianto, una preoccupazione.

Un’altra parla e parla e cerca di spingere tutti dentro l’ambiente costruito dal suo monologo.

Le espressioni tirate del viso, il tono della voce, la postura rendono manifesti gli attaccamenti che ci caratterizzano.

Ecco l’importanza del rilassamento, che comprende la meditazione seduta e gli esercizi fisici.

 

Un ritiro meditativo può essere anche impegnativo, le sessioni dedicate agli esercizi fisici creano l’allegria e il buonumore, facilitano l’apprendimento e sdrammatizzano lo sforzo di restare fermi, e vigili, durante zazen.

Ma anche nella vita quotidiana, gli esercizi e piccole pause meditative, interrompono salutarmente la reiterazione e l’avvitamento nel pensiero cumulativo.

 

Gli esercizi li possiamo apprezzare e comprendere esclusivamente dall’interno, attuandoli, sentendoli  nel loro svolgersi, le resistenze, la circolazione di energie e l’impulso alla apertura e alla leggerezza nel corpo e nella mente.

Con le parole possiamo solo dire che gli esercizi fisici ci aiutano a contattare il complesso e sofisticato organismo che siamo.

 

L’essere umano ha bisogno fin dalla nascita di aria, di spazio, con la pratica capiamo quanto sia deleterio e autolesionistico il rinchiudersi in qualunque tipo di concettualizzazione o di abitudine fissa che hanno sempre il loro corrispettivo nell’indurimento del corpo.

Impariamo ad apprezzare l’aria e l’aperto, il mantenere i piedi per terra senza incatenarci alla terra, guardiamo da diversi punti di vista e impariamo a dialogare con il movimento.

 

Esercitandoci  non vogliamo tanto entrare in forme che magari ci appaiono belle, eleganti, suggestive, quanto stare nel flusso del cambiamento, e provare “come è”, “cosa si sente”, lasciando andare con una espirazione l’attaccamento a questo o a quello, ci muoviamo dall’acquisitivo e dall’avverso alla accettazione così com’è del momento presente.



sabato 12 ottobre 2013

Che cos’è un’emozione?





 
L’emozione è l’abituale tendenza ad aggrapparsi a ciò che avviene nella nostra mente,
tendenza che ci fa automaticamente categorizzare le nostre esperienze a seconda che il
nostro ego le trovi attraenti (desiderio), non attraenti (rabbia) o neutre (ignoranza).
Maggiore è questa tendenza ad aggrapparsi, più forte sarà la nostra reazione, e il processo
continua fino al punto nel quale esso irrompe nella nostra coscienza mentale
manifestandosi come quei sentimenti a noi tutti noti che normalmente chiamiamo
emozioni.
 
Le reazioni sopra menzionate (desiderio, rabbia, ignoranza) sono tradizionalmente
indicate come i ‘tre veleni’, a cui si sommano altre due reazioni ‘emotive’ primarie quali il
considerare la propria esperienza individuale come predominante (orgoglio) e giudicare
la propria condizione in relazione con l’oggetto percepito (gelosia).
 
In questo modo si parla di cinque veleni principali. La parola veleno è usata perché queste
reazioni contaminano la nostra mente e ostacolano il manifestarsi della sua innata
saggezza.
(...)
Le emozioni appaiono a causa delle condizioni create dalla nostra mente ‘velata’. La
nostra coscienza fondamentale, che è attualmente in una condizione di ignoranza,
proietta da sé l’idea di un mondo sperimentato attraverso i cinque sensi, i cinque organi
sensoriali e la loro interazione con i corrispettivi oggetti esterni. A causa delle nostre
precedenti abitudini, la mente proietta immagini che poi considera separate da sé stessa.
Queste quindi diventano forme che vengono percepite come oggetti visibili, suoni che
divengono oggetti della nostra capacità uditiva, ecc. La presenza di questi oggetti
apparentemente indipendenti perturba la mente, e questo a sua volta determina il sorgere
delle emozioni.

Per esempio, quando i nostri occhi vedono una forma, il processo non si limita a questo,
ma immediatamente una nostra reazione appare. Quando troviamo tale forma piacevole,
ne veniamo attratti. Se la troviamo spiacevole o repellente, la rifiutiamo e vogliamo
allontanarcene. Lo stesso succede nel caso di tutte le altre nostre informazioni sensoriali,
sia nel caso che sentiamo, annusiamo, gustiamo o tocchiamo qualche cosa.
Ogni volta che gli organi sensoriali sono in funzione dovremmo guardare direttamente
alla vera essenza di ciò che sta accadendo. Gradualmente arriveremo a vedere che
l’oggetto che stiamo percependo è in realtà solo la mente in azione. Non essendone
distinto o separato, l’oggetto è la mente stessa, e non c’è quindi alcuna necessità di creare
una dualità artificiale mantenendo una netta distinzione tra soggetto e oggetto. Se
guardiamo all’essenza di questa non dualità — la vera natura sia dell’oggetto che della
mente che lo percepisce — scopriremo l’essenza della mente stessa.
da "Change of Expression. Working with the Emotions" di Lama Gendün Rinpoche