venerdì 19 settembre 2014

Il lago d'autunno

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Immagine del Trasimeno di Hinnerk Brockmann, settembre 2014
 
 
 
 
 
 

 


 


Il traghetto fermo davanti

alla boa

 

Nella sospensione del movimento

c’è movimento

 

Nella immobilità c'è anche

presenza consapevole

in quello che è così com’è

non solo attesa

 

Sciogliersi di nodi

calmarsi delle onde

abbassarsi di spalle

 

Lago e cielo

la nebbia e il grigio

si affacciano sul cuore






sabato 13 settembre 2014

Mente e corpo





 

Quella persona cammina ma sta pensando a qualcosa che la trattiene e la piega da una parte, una indecisione, un rimpianto, una preoccupazione.

Un’altra parla e parla e cerca di spingere tutti dentro l’ambiente costruito dal suo monologo.

Le espressioni tirate del viso, il tono della voce, la postura rendono manifesti gli attaccamenti che ci caratterizzano.

Ecco l’importanza del rilassamento, che comprende la meditazione seduta e gli esercizi fisici.

 

Un ritiro meditativo può essere anche impegnativo, le sessioni dedicate agli esercizi fisici creano l’allegria e il buonumore, facilitano l’apprendimento e sdrammatizzano lo sforzo di restare fermi, e vigili, durante zazen.

Ma anche nella vita quotidiana, gli esercizi e piccole pause meditative, interrompono salutarmente la reiterazione e l’avvitamento nel pensiero cumulativo.

 

Gli esercizi li possiamo apprezzare e comprendere esclusivamente dall’interno, attuandoli, sentendoli  nel loro svolgersi, le resistenze, la circolazione di energie e l’impulso alla apertura e alla leggerezza nel corpo e nella mente.

Con le parole possiamo solo dire che gli esercizi fisici ci aiutano a contattare il complesso e sofisticato organismo che siamo.

 

L’essere umano ha bisogno fin dalla nascita di aria, di spazio, con la pratica capiamo quanto sia deleterio e autolesionistico il rinchiudersi in qualunque tipo di concettualizzazione o di abitudine fissa che hanno sempre il loro corrispettivo nell’indurimento del corpo.

Impariamo ad apprezzare l’aria e l’aperto, il mantenere i piedi per terra senza incatenarci alla terra, guardiamo da diversi punti di vista e impariamo a dialogare con il movimento.

 

Esercitandoci  non vogliamo tanto entrare in forme che magari ci appaiono belle, eleganti, suggestive, quanto stare nel flusso del cambiamento, e provare “come è”, “cosa si sente”, lasciando andare con una espirazione l’attaccamento a questo o a quello, ci muoviamo dall’acquisitivo e dall’avverso alla accettazione così com’è del momento presente.



venerdì 29 agosto 2014

Un insegnamento di Achaan Chah






Così procede il sentiero:
primo, dobbiamo essere retti e onesti
secondo, non avere fiducia nell'agire male
terzo, avere un cuore intriso di umiltà.









venerdì 22 agosto 2014

Ego-centratezza





 
Usciamo di casa e vediamo tutto e tutti come oggetti disposti intorno a noi o ai nostri piedi.

Ma non ce ne rendiamo conto. Ci pensiamo liberi di vedere mentre siamo prigionieri dell’abitudine a vederci, come singoli e come genere umano, al centro del mondo.

Non c’è da stupirsi se quando stiamo male o giù di morale il resto del mondo non esiste più, e ci scopriamo isolati e miserabili.

D’altra parte molti di quegli altri uomini che noi vediamo come oggetti, ci vedono come oggetti, proprio come noi vediamo loro.

Ma non è così, siamo in relazione, con gli altri esseri e con il pianeta, siamo esseri planetari.

Come umani ci siamo costruiti una prospettiva di centralità assoluta che è una struttura che ci corazza e ci inganna.


giovedì 14 agosto 2014

Pioggia, neve e luna





Ogni giorno i sacerdoti

esaminano minuziosamente la Legge

e cantano senza fine complicati sutra.

Prima di questo, dovrebbero imparare

a leggere le lettere d’amore inviate da vento

pioggia neve e dalla luna.

di Ikkyu (1394-1481), dalla Antologia di Nuvola Pazza

 



E i primi sacerdoti siamo noi stessi con i nostri registri costellati di note, di materiali e di rendiconti del dare e dell’avere, con sempre l’avere in disavanzo attivo sul dare, e sempre presi dal pensiero dei nostri canoni e dal cantare senza fine i nostri sutra che si complicano e si ingarbugliano vieppiù nel tempo..

Ma prima di cantare e di sventagliare sugli altri e sul mondo i nostri garbugli e le nostre complicazioni possiamo prestare ascolto a Ikkyu: imparare a leggere le miriadi di lettere d’amore che nascono nell’aria..






venerdì 8 agosto 2014

Lettera per John





A volte, nel mezzo delle ordinarie attività della vita quotidiana, ricordo il mio maestro di zen, John Garrie. E lo ricordo, più che per i discorsi, per quelle informali osservazioni e i richiami che stanno a indicarmi che in ogni momento ho qualche possibilità di riflessione e di scelta sul cammino. Se lasciarmi incantare, o angosciare, dal canto delle sirene oppure accogliere la realtà così com'è, anche l'ansia l'incertezza il disagio, accettare senza trattenere, e comprendere. Posso sempre in qualche misura cambiare l'energia mia e dell'ambiente in cui entro e posso prestare attenzione a questi cambiamenti.

Talvolta mi ritrovo al fianco John che mi dice: “I see you want to play it safe”. Oppure: “Now you become negative, again”.

Queste frasi mi toccano profondamente, mi riportano al clima di sollecitudine affettuosa e non giudicante di John, e nel raggio di un contatto che è stato e che è ancora vitale.

Il “vuoi andare sul sicuro”, come il “diventi di nuovo negativo”, mi mettono di fronte al fatto che la pratica di consapevolezza è un esercizio di attenzione e di benevolenza, diretta in primo luogo a noi stessi, riguardo all’uso che immaginiamo e che facciamo delle nostre energie e delle nostre possibilità.

Vedendo la nostra cocciuta propensione a ricadere nelle vecchie abitudini i maestri ci richiamano a non dare per scontato che le cose debbano andare sempre nello stesso modo, e a non guardarle come se non possano che prendere la stessa e ben nota piega.  

Ci risvegliano a non subire gli eventi, a non cadere in una improduttiva e autolesionistica reattività. A trovare il modo per essere presenti alla nostra vita accogliendola. A “non cercare la liberazione in quello che vedi ma in come lo guardi.” E a capire il valore liberatorio del momento in cui si può invertire una tendenza e un carattere.
 


John Garrie rievocava così il suo primo incontro con il maestro H.Saddhatissa: “irradiò buon umore e gentilezza a beneficio di tutti i presenti, a dimostrazione di quello che è l’aspetto principale dell’insegnamento buddhista, molto al di là di quanto possono dire le sole parole” e concludeva il ricordo con una espressione che so di poter riferire a lui stesso: “il Buddhadhamma vive nelle sue azioni, parole e atmosfera di amorevole gentilezza.”


 

venerdì 1 agosto 2014

E, pur in fior, la tase





“No posso dame pase
al pensamento
che la tera fiurisse ogni momento
e, pur in fior, la tase”.

“Non posso darmi pace -dice Biagio Marin- al pensiero che la terra fiorisca ogni momento e, pur in fiore, resti silenziosa”.

 
Così risuona il quasi-haiku del poeta gradese, ispirato d/alla fioritura della terra che è continua eppure silenziosa e che incanta per il senso di mistero che effonde.

Nel silenzio sbocciano i fiori, senza preavviso e senza proclami. Ogni fioritura richiede il silenzio, e la fiducia, la consapevolezza, l'energia, la lucidità, ogni fioritura, anche la più piccola, esige talvolta un cambiamento totale, che ci porta a quella accettazione delle cose così come sono che dona libertà e apertura.