“L’emergere e lo sbocciare di comprensione,
amore e intelligenza non ha niente a che fare con qualsivoglia tradizione
esterna,” osserva la maestra zen Toni Packer. “Avviene completamente per forza
propria nel momento in cui un essere umano interroga, si stupisce, ascolta
senza restare bloccato nella paura. Quando la preoccupazione per se stessi si
acquieta, è assente, allora cielo e terra sono aperti.”
domenica 6 dicembre 2015
domenica 29 novembre 2015
Vertigini
W.G.Sebald dice di “quell’idea in fondo assurda, in virtù della quale si crede di poter influenzare il corso degli eventi con un colpo di timone, con la propria volontà, mentre gli eventi sono influenzati dai più diversi rapporti reciproci.”
in Vertigini, pag.141, Adelphi
domenica 22 novembre 2015
Su chi contare?
In verità è su di noi
che possiamo contare;
come contare
su qualcun altro?
E' un raro rifugio
arrivare ad affidarci
a noi stessi.
Dhammapada, 160
(versione di Ajahn Munindo, traduzione dall'inglese di Chandra Candiani)
domenica 15 novembre 2015
Parigi 13/11/2015
Se
consentiremo con onestà e con coraggio allo tsunami di sofferenza, di
tristezza, di cambiamenti traumatici, di contattarci, con la sua richiesta di
ascolto e di attenzione, invece di piegarne il senso dentro i consueti
riservati dominii fatti di solitarie paure, preoccupazioni e compensazioni, o di
immaginarie vie di fuga, allora, molto spesso da un luogo di silenzio e di
calma, nascerà l’indicazione di quel pensiero, parola, azione, di quel gesto,
nella sua riconoscibile qualità alla nostra portata, che sarà certamente
percepito e accolto come benefico, utile e portatore di pace da noi stessi e
possibilmente da altri.
Etichette:
Azione salutare,
Calma,
Francia,
Fuga,
Parigi,
Paura,
Preoccupazioni,
Sofferenza,
Tristezza
domenica 8 novembre 2015
La meditazione non è sogno
La
meditazione è un processo di trasformazione, non di consolidamento di modelli e modi usuali.
Se la nostra mente non è abbastanza ferma, rimbalza qui e là quando sediamo sul
cuscino e quando ci alziamo tendiamo a essere assorbiti, risucchiati e andare
alla deriva tra le attività usuali, di lavoro, domestiche, o nello spazio
chiamato da Achaan Sumedho "fiera dei divertimenti", che è il tempo non-libero,
non-vuoto, ma inzeppato da divertimenti e da diversivi. Così, ci
alziamo dal cuscino per correre a infilarci nel sogno consueto.
Occorre
comprendere e sentire l’interrelazione, la compenetrazione tra meditazione seduta, "zazen", e le azioni ordinarie. La meditazione seduta inizialmente resta
circoscritta, isolata, e minoritaria e non “decolla”. Tuttavia è il nostro
punto di forza e di consapevolezza. A essa tende ad accompagnarsi una
consapevolezza crescente estesa alla vita, così gli "insight", le intuizioni, che
abbiamo su noi stessi e sulla nostra esperienza durante la meditazione seduta vengono rinforzate e allargate.
La meditazione è un mezzo abile per uscire da quella che la maestra zen Diane Rizzetto definisce la prigione del
sogno auto-centrato, intendendo che in assenza della consapevolezza del qui e ora, che
possiamo iniziare a coltivare sul cuscino, restiamo affondati nel sogno
chiamato vita che attraversiamo in sogno. E’ un sogno potente che vuole
continuare a essere sognato e a sognarci.
Tale
è la natura della vita non risvegliata al cui centro sta una mente che reagisce
invece di dare risposta e che è intontita e confusa dagli attaccamenti.
Una
mente che ama risvegliarsi è quella mente che accoglie anche ciò che non piace,
che provoca fastidio o irritazione, che porta disagio. Una mente che non fugge
e non respinge quel che percepisce come strappi e lacune ma accoglie e cura, “semplicemente”
accogliendo.
Talvolta ci avviciniamo alla meditazione in vista di benefici immediati e strada facendo ci
risvegliamo alla prospettiva di benefici imprevisti e incalcolabili che non procedono con le nostre esigenze immediate, capiamo che non è di beneficio rinchiudersi
all’interno della prospettiva dei benefici immediati, ma coltivando l'attenzione, la consapevolezza, la calma rendersi disponibili a un orizzonte aperto, di liberazione.
sabato 31 ottobre 2015
Sulla stessa lunghezza d'onda...
Come avvertivo nel post “Il
pennello e la carriola” (29 luglio 2015) ridere di noi stessi, delle situazioni
in cui ci cacciamo, delle nostre illusioni, o presunzioni, ridere delle costruzioni intellettuali
e degli stati mentali in cui ci ingarbugliamo è sempre salutare.
Talvolta lo humour, la
risata, il sorriso segnalano che siamo consapevoli del sorgere di un
condizionamento e disponibili a guardarlo.
Quando ci sentiamo in
bilico e pericolosamente inclini a cedere a uno stato d’animo negativo
ricorriamo con fiducia a una barzelletta non volgare, a una battuta, magari
chiedendo comprensione e amorevole benevolenza ai presenti più giovani...
“Sono sposato da 46 anni e mia moglie e io siamo sulla
stessa lunghezza d’onda. Per esempio nello stesso momento in cui ho ottenuto un
apparecchio acustico, lei ha smesso di borbottare”.
E’ con questa barzelletta,
come riporta Pagine Ebraiche del 9 ottobre scorso, che il rabbino americano Bob
Alper, noto come the funny rabbi, ha
fatto ridere Bergoglio guadagnandosi il titolo di... “consigliere di battute
umoristiche” del papa e vincendo la somma di diecimila dollari che ha devoluto
in beneficenza alla costruzione di case per senzatetto in Etiopia.
venerdì 23 ottobre 2015
Amo gli occhi tuoi, amica mia
Martyska
Nella scena finale del film di Andrej Tarkovskij, la figlia di Stalker, Martyska, è seduta davanti a
un tavolo dal ripiano di marmo, con gli occhi sul libro che regge
tra le mani.
S’ode il fischio di una
locomotiva.
Vagano nell’aria piccoli
fiori bianchi, forse lanugine, o neve?
Martyska poggia il libro
sulle ginocchia e recita a memoria, mentalmente, la poesia di Fëdor Ivanovič
Tjutčev
(1803-1873):
“Amo gli occhi tuoi, amica mia,
il loro gioco, splendido di fiamme,
quando li alzi all'improvviso
e, con un fulmine celeste,
guardi di luce tutt'intorno.
Ma c'è un fascino più forte:
gli occhi tuoi rivolti in basso,
negli attimi di un bacio appassionato
e, fra le ciglia semichiuse,
del desiderio il cupo e fosco fuoco.”
Martyska volge gli occhi alla finestra.
Poi li riporta sul tavolo e con lo sguardo spinge un
bicchiere facendolo scivolare.
Si ode mugolare il cane che ha seguito Stalker dalla
Zona.
Martiska lo guarda. Riprende a spingere il
bicchiere con gli occhi fin quasi all’orlo del tavolo.
Infine, appoggiata la testa sul tavolo, si concentra
su di un altro bicchiere e lo spinge con lo sguardo fino a farlo cadere sul pavimento.
Iscriviti a:
Post (Atom)
