sabato 20 gennaio 2018

Sento il peso di diverse cose, senza avere più cose precise...






Domenica scorsa ho ricevuto una mail che diceva:
“Io sto vivendo giornate di sin troppa sensibilità, quando passo per Magliano e mi fermo sento pure con anticipo il terremoto che sta per arrivare ad Amatrice, meglio riallontanarsi per un pochino, sento il peso di diverse cose, senza avere più cose precise. Va bene così. Speriamo.”

Leggendo queste righe, mi sono ritrovato anch'io fermo a Magliano Sabina e ho avvertito il terremoto avanzare verso Amatrice. E avevo voglia di tornare indietro, di allontanarmi poiché percepivo acutamente il peso della presenza di incertezza e dell'assenza di sicurezze.

Con poche parole veniva messa a fuoco la condizione umana: impermanenza e cambiamento, vulnerabilità... Ne possiamo osservare il riflesso nelle nostre esistenze e nelle vicende esterne. Ho sentito che abbracciare l’incertezza è più necessario di sperare. E’ un abbraccio che indica il sentiero della gentilezza e della compassione, e invita a coltivare il coraggio e la fiducia. Non possiamo esimerci, non possiamo farne a meno.














martedì 26 dicembre 2017

La tua candela si è spenta, fratello






Achaan Chah, uno dei più noti tra i maestri della tradizione della foresta, in Thailandia, ha detto: “La rabbia è facile da vedere, e l’avidità è più sottile, ma la delusione è la più difficile. Tutti gli stati mentali che l’accompagnano offuscano e confondono. Basatevi sulla vostra esperienza, non su pensieri confusi. Imparate la differenza.”
E' vero: quando brancoliamo e ci muoviamo a tentoni, i nostri passi, gesti e pensieri parlano della delusione e della confusione in cui siamo persi.

Una storia zen mi ricorda che solo mantenendo accesa la luce della nostra esperienza possiamo evitare di essere travolti via, ma non è cosa facile.

Nei tempi remoti, in Giappone, si usavano lanterne di carta e di bambù, con le candele dentro. Una notte, a un cieco che era andato a trovarlo, un tale offrì una lanterna da portarsi a casa.
«A me non serve una lanterna» disse il cieco. «Buio o luce sono per me la stessa cosa». «Lo so che per trovare la strada a te non serve una lanterna,» rispose l’altro «ma se non l’hai, qualcuno può venirti addosso. Perciò devi prenderla».
Il cieco se ne andò con la lanterna, ma non era andato molto lontano quando si sentì urtare con violenza. «Guarda dove vai!» esclamò il cieco allo sconosciuto. «Non vedi questa lanterna?».
«La tua candela si è spenta, fratello» rispose lo sconosciuto.
da 101 storie zen, a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, Adelphi

Dovremmo riuscire a fare attenzione a tutte le volte in cui la nostra candela si è spenta ma noi siamo spesso saldamente radicati nella convinzione che siano gli altri a non vederci, a non vedere la nostra lanterna che non manda più luce. e continuiamo imperterriti a brancolare nel buio.





martedì 5 dicembre 2017

Il viaggio di Gandhi









“La vera religione per Gandhi non era una questione di norme e di regole -scrive Judith M. Brown nella biografia che gli ha dedicato- ma un viaggio attraverso le realtà e gli accidenti della vita nel mezzo dei quali il dharma deve essere cercato e costruito. La sola vera guida in questo viaggio era la voce interiore della verità che ogni individuo deve addestrarsi ad ascoltare.” 

Occorre disponibilità e pazienza per fermarsi ad ascoltare e in più addestramento per riconoscere la voce della verità.









domenica 12 novembre 2017

Un piccolo placido sorriso interiore






“Vuoi applicare concentratamente sulla tua vita tutto il succo della più alta e d’ogni grande religione? Non hai che una cosa da fare, una cosa sola, semplicissima. Tenerti in serenità, in tranquillità, in pace, qualunque cosa accada e ti accada. Questo è tutto. Se fai solo questo basta. (…) Hai attuato in te lo Stoicismo… Hai attuato in te il Buddhismo: con le «beatitudini» buddhiste ripeti «viviamo in pace»; strappata la freccia dei lamenti e dei turbamenti… ”

(...)
“Tenerti sempre in serenità, traversare la vita con un costante piccolo placido sorriso interiore. Con questa sola semplice cosa sei il Saggio stoico, il perfetto bhikkhu buddista, anzi il bodhisattva, lo yogin o il samnyasin vedantico, l’autentico seguace di Cristo. (…) Semplice cosa. Ma come è difficile quella semplice cosa, quel costante piccolo placido sorriso interiore! Prova. E se, anche per un breve tratto riesci nell’esperimento, la sua stessa difficoltà ti dimostrerà che in quella semplice cosa v’è la pratica più ardua della filosofia e della religione; perché quella semplice cosa, quel piccolo placido costante sorriso interiore implica e significa distacco totale da ogni oggetto creato e dal mondo e totale abbandono a Dio”
Giuseppe Rensi (1871-1941), Lettere spirituali, Adelphi





sabato 4 novembre 2017

E' tua la scelta del sentiero






Spesso la gente lotta per capire il karma. Karma è semplicemente la legge di  causa ed effetto, e nelle nostre vite questa legge di causa ed effetto dipende dalle nostre intenzioni. Per capire, nota come la motivazione o l’intenzione che precede l’azione determini il futuro risultato karmico di quella azione. Se l’atto è motivato da sincera gentilezza, produrrà necessariamente un risultato positivo, e se un atto è motivato da aggressione o avidità, porterà in ultima istanza a un risultato spiacevole. Poiché i risultati karmici non sempre portano frutto nell’immediato, è talvolta difficile osservare questo processo.
La parola è un ambito nel quale il karma può essere visto in una maniera facile e diretta. Per questo esercizio, decidi di prendere due o tre giorni per notare con cura le intenzioni che motivano il tuo parlare. Dirigi la tua attenzione allo stato mentale che precede il parlare, la motivazione per i tuoi commenti, risposte e osservazioni.
Cerca di essere particolarmente attento a se la tua parola è anche sottilmente motivata da noia, preoccupazione, irritazione, solitudine, compassione, paura, amore, competitività, avidità, o qualunque stato osservi. Sii consapevole, inoltre, dell’umore generale o stato del tuo cuore o della tua mente, e di come potrebbe stare influenzando la tua parola.
Cerca di osservare senza alcun giudizio o anticipazione di quello che dovresti vedere. Semplicemente nota le diverse motivazioni nella mente e il discorso che ne deriva. Poi, dopo aver scoperto quale motivazione è presente mentre parli, nota l’effetto del discorso. Se c’è competitività o attaccamento o orgoglio o irritazione dietro le parole, che risposta sollecitano dal mondo che ti sta intorno? Se c’è compassione o amore, qual’è la risposta? Se il tuo parlare è sconsiderato, come se fossi in modalità pilota automatico, quale è la risposta? Se c’è chiarezza e cura, come è ricevuto e con quale risposta? 
Con la legge del karma in ogni nuovo momento abbiamo una scelta di quale risposta il nostro cuore e mente porteranno nella situazione intorno a noi. Scoprendo il potere dei nostri stati interiori di determinare le condizioni esterne, possiamo seguire un sentiero che può condurre a genuina felicità e libertà.

dal libro “Seeking the Heart of Wisdom” di Jack Kornfield & Joseph Goldstein.







sabato 28 ottobre 2017

Un insegnamento






“Non si può insegnare agli altri ciò che non si è vissuto di persona.”


Evagrio il Pontico (345-399 d.C.)





















giovedì 28 settembre 2017

Amarezza e amore per la vita. Jane Austen vista da Virginia Woolf








Sembra che Virginia Woolf pensasse che quando si ha uno spirito non inquinato dall’amarezza, come Jane Austen, si possa anche guardare negli occhi l’amarezza seminata a piene mani nel mondo dalla sofferenza e dalla paura; e se non ci si lascia tentare dal dire alle persone come dovrebbero vivere, tutta la vita  possa essere un oggetto d’amore come lo è stata per Jane Austen.

“Veniva così naturale a Jane Austen descrivere le persone attraverso i loro difetti, che vi fosse stata una goccia di amarezza nel suo spirito, i suoi romanzi ci avrebbero dato il ritratto più coerentemente satirico della vita che possa esserci. Apriteli alla pagina che volete: sarete quasi certi di incappare in qualche passaggio che mirabilmente satireggia le assurdità dell’esistenza…le satireggia, ma senza amarezza, in parte senza dubbio perché lei era felice della sua vita, in parte perché non desiderava che le cose fossero diverse da come sono. Per il suo gusto, la gente non sarebbe mai potuta essere troppo assurda, la vita mai troppo piena di cose buffe e singolari, e quanto al dire alle persone come dovrebbero vivere, che costituisce il motivo della satira, avrebbe alzato le mani per la sorpresa al solo pensiero. La vita stessa: era quello l’oggetto del suo amore, del suo studio attento, era quella la ricerca che riempì gli anni non registrati e portò a esprimersi la «quieta intensità della sua natura», facendola sembrare al mondo esteriore un po’ critica e distaccata, e «talora molto austera.”

da uno scritto di Virginia Woolf che accompagna Ragione e sentimento (Sense and Sensibility) nella edizione Mondadori, Oscar Classici