martedì 2 aprile 2019

Il momento presente





Il momento presente è la porta verso la vera calma. Non potete conoscere il futuro. Ma qui e ora potete creare una vita di dignità e compassione, un giorno alla volta.
di Jack Kornfield

venerdì 8 marzo 2019

Zen, Illuminazione, Gioia





Illuminazione: che cosa è
"Enlightenment is not something you achieve. It is the absence of something. All your life you have been going forward after something, pursuing some goal. Enlightenment is dropping all that."
Con queste parole ha inizio la riflessione estremamente semplice e potente di una maestra e pioniera americana dello Zen, Charlotte Joko Beck, che continua:

"But to talk about it is of little use. The practice has to be done by each individual. There is no substitute. We can read about it until we are a thousand years old and it won’t do a thing for us. We all have to practice, and we have to practice with all of our might for the rest of our lives."[1]

 “Illuminazione non è qualcosa che conquistate. E’ assenza di qualcosa. Per tutta la vostra vita siete andati dietro a qualcosa, perseguendo qualche risultato. Illuminazione è lasciar cadere tutto questo. Ma parlarne serve a poco. La pratica deve essere opera di ciascun individuo. Non c’è sostituto. Possiamo leggere intorno a questo argomento fino a quando siamo vecchi di mille anni e non ci sarà servito a nulla. Noi tutti abbiamo da praticare, e dobbiamo farlo con tutte le nostre forze per il resto delle nostre vite.”[1]
Una vita più aperta e gioiosa
"Quello che davvero vogliamo è una vita naturale. Le nostre vite sono così innaturali che praticare lo Zen è, all’inizio, estremamente difficile. Ma una volta che cominciamo ad avere un po’ di luce sul fatto che il problema nella vita non è fuori di noi, avremo cominciato a camminare lungo questo sentiero. Una volta che il risveglio inizia, una volta che cominciamo a vedere che la vita può essere più aperta e gioiosa di quanto abbiamo mai pensato possibile, allora vogliamo praticare."
Dov'è la gioia

“Di tanto in tanto, proviamo gioia. Può insorgere accidentalmente o nel corso di un ritiro dedicato alla meditazione o altrove nelle nostre vite. Per qualche tempo dopo un periodo di pratica intensiva possiamo sperimentare gioia. Dopo anni di pratica, la nostra esperienza di gioia si approfondisce – se comprendiamo la pratica e vogliamo farla. La maggioranza della gente non vuole.”


“Gioia non è qualcosa che dobbiamo trovare. Gioia è quello che siamo se non siamo preoccupati con qualcosaltro. Quando ci sforziamo di trovare gioia, siamo semplicemente aggiungendo un pensiero – e uno di nessun aiuto, se per questo – sul fatto di base che è quello che siamo. Non abbiamo bisogno di andare in giro in cerca di gioia. Ma qualcosa dobbiamo fare. La questione è, cosa? Le nostre vite non sentono gioia, e noi insistiamo a cercare di trovare un rimedio.”

Lo Zen riguarda la vita di tutti i giorni

Intraprendiamo una disciplina come la pratica Zen per imparare a vivere in una maniera sensata. Lo Zen ha quasi mille anni ed è stato liberato  dai garbugli; non è facile, ma neppure è insensato. Sta con i piedi per terra ed è molto pratico. Riguarda la nostra vita di tutti i giorni. Come migliorare il lavoro in ufficio, crescere meglio i nostri ragazzi, e avere migliori relazioni. Avere una vita più sensata e soddisfacente deve venire da una pratica ragionevole e equilibrata. Quello che vogliamo è trovare una maniera di lavorare con l’insensatezza di base che esiste a causa della nostra cecità.


da Everyday Zen (1989) e Nothing Special (1993), di Charlotte Joko Beck


lunedì 4 febbraio 2019

Umani e animali









"Le Upanishads e le scritture dicono che gli esseri umani sono solo animali se non sono esseri realizzati. Forse sono anche peggio."
da Talks With Sri Ramana Maharshi, p.81





sabato 26 gennaio 2019

Come sorge la felicità









“La retta intenzione è un’espressione dell’aspirazione a non generare mai sofferenza, un’aspirazione a trattare noi stessi e gli altri nel modo più compassionevole e gentile possibile. La pratica della retta intenzione ci consente di osservare come la felicità stessa sorge dall’opportunità di lasciare andare la bramosia, l’avidità e l’avversione e coltivare con più fiducia la capacità di vivere in una maniera che sia in grado di sostenerci e portarci beneficio.”

di Patricia Feldman Genoud, da SATI anno XXV, n.1 / 2016, pag.31

















domenica 20 gennaio 2019

Forza e debolezza








Chi ha rinunciato
all’uso della forza
nel rapporto con gli altri
deboli o forti che siano
chi non uccide né fa uccidere
è da ritenere un grande essere.
  Dhammapada strofa 405

La delicatezza con cui terremmo un bambino piccolo chiaramente non è un segno di debolezza. La sensibilità con cui ascolteremmo un amico che ha subito una perdita ugualmente non sarebbe ritenuta una debolezza. Comportarsi con umiltà riconoscendo la parte che possiamo aver avuto nel contribuire alla sofferenza di altre persone ugualmente non sarebbe, si spera, considerata un segno di debolezza. Ciò che talvolta viene visto come debolezza è di fatto forza. Al contrario, nascondersi dietro un’ostentazione di invulnerabilità, rifiutarsi di chiedere aiuto quando è chiaro che ne abbiamo bisogno, essere incapaci di provare empatia di fronte al dolore degli altri, queste sono di fatto forme di debolezza a cui gioverebbe un’accurata attenzione. 

Commento al Dhammapada di Achaan Munindo
Traduzione dall'inglese di Chandra Candiani
[Pubblicazione a cura del Monastero buddhista Santacittarama
Localita Brulla, Poggio Nativo, Rieti 02030]






lunedì 14 gennaio 2019

Il seme dell'amarezza











Quanto male fanno le parole non buone, che non nascono dall’attenzione e dalla benevolenza nè dalla fiducia e creano molti equivoci e pregiudizi. Parole intrise di amarezza che lasciano l’amaro in bocca.
Eppure ricordandole spesso siamo presi da una torpida indulgenza nei nostri stessi confronti, come fossimo in diritto di dire certe frasi in nome del fatto che in fondo non ci crediamo veramente, che abbiamo parlato per inerzia, che ci siamo lasciati catturare dal discorso...
Quando poi la sensazione di gravità di quanto abbiamo detto ci colpisce, possiamo scoprire di essere già stati presi dall’urgenza del condono, del fare ammenda, e già inconsapevolmente spinti alla ricerca di meriti o distrazioni che cancellino il nostro disagio.
In questo modo tuttavia sciupiamo una occasione preziosa.
Il seme dell’amarezza può dare buoni frutti ma ha bisogno di essere pienamente accolto e compreso nel suo movimento che nega la realtà.

domenica 6 gennaio 2019

Valutare un'esperienza





"Hai studiato il Buddhismo e come hai detto ti ha impressionato più di qualunque altra religione così che ha avuto luogo il processo di condizionamento. Quel condizionamento -dice Jiddu Krishnamurti- può aver proiettato la figura anche se la mente cosciente era occupata con una materia completamente diversa. Inoltre essendo stata la tua mente resa acuta e sensibile dalla modalità della tua vita, e dalla discussione che stavi avendo con i tuoi amici, forse hai visto "pensiero" rivestito in una forma Buddhista.
Non ti ha rivelato il modo lavorativo della tua stessa mente e sei diventato prigioniero di quella esperienza. Ogni esperienza ha significato quando con essa arriva la conoscenza di sè, che è l'unico fattore di liberazione e di integrazione, ma senza conoscenza di sè l'esperienza è un peso che apre la strada a ogni forma di illusione."
da Krishnamurti, Valuing an Experience