lunedì 3 dicembre 2018

La perfezione











La perfezione non è necessariamente impeccabile.
Spesso è semplicemente qualcosa fatta col cuore.
Perfezione è un lavoro completato,
una gloria resa, una preghiera ascoltata.
Può essere un gesto gentile,
dei ringraziamenti.
Perfezione è ciò che scopriamo gli uni negli altri
quello che poi vediamo riflesso.
E se la perfezione ci sfugge
non importa.
Perché ciò che viviamo
nel momento è sufficiente.

da Call the Midwife, una serie di film tratta dal libro omonimo scritto da Jennifer Worth, prodotta da Netflix

domenica 11 novembre 2018

"La mente crea l’abisso, il cuore lo attraversa" Sri Nisargadatta







Talvolta ci scopriamo cocciutamente attaccati ai nostri pensieri. Pensiamo che senza di essi la nostra vita sarebbe vuota, e poi spesso questi pensieri si accompagnano a - o fanno tutt’uno con- ricordi da cui non vogliamo e da cui non ci sembra possibile distaccarci. Quei nostri irrinunciabili pensieri, punti di vista, opinioni ci sono costati tanto impegno e tanto sforzo: lasciarli andare non sarà autolesionistico? in fondo che cosa otterremo in cambio di un così grande sacrificio? E’ tanto forte il nostro attaccamento che appena assaporata la vita senza il peso di qualche pensiero ecco che ci affrettiamo a ritornare sui nostri passi per riprenderci ciò che diciamo “mio”. Così un pensiero che è frutto di circostanze casuali e di occasionali combinazioni lo trasformiamo in un fondamento della nostra filosofia. Ci leghiamo mani e piedi e più il legame è stretto e doloroso più lo giudichiamo imperdibile per la nostra vita.
“Tu non sei i tuoi pensieri” dice Jack Kornfield in “The Wise Heart”. E aggiunge: “Gran parte della nostra sofferenza mentale viene da quanto strettamente ci stringiamo alle nostre credenze, pensieri e prospettive.”
“Ma –continua- se i pensieri sono vuoti, su cosa possiamo fare affidamento? Dov’è il nostro rifugio? Ecco come il saggio indiano Nisargadatta risponde a questa domanda: “La mente crea l’abisso, il cuore lo attraversa.” La mente che pensa costruisce visioni di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, buono e cattivo, di sé e dell’altro. Queste sono l’abisso. Quando lasciamo che i pensieri vengano e vadano senza aggrapparci, possiamo usare il pensiero, ma riposare nel cuore. Diventiamo più fiduciosi e coraggiosi. C’è una qualità di innocenza propria del cuore. (...) Riposando nel cuore viviamo in armonia con il nostro respiro, con il nostro corpo. Riposando nel cuore la nostra pazienza cresce. Non dobbiamo pensare tutto. La vita si sta svolgendo intorno a noi.”













giovedì 1 novembre 2018

Quel che ci portiamo dentro







Albert Camus scrive: “Noi tutti ci portiamo dentro i nostri luoghi di esilio, i nostri crimini, le nostre devastazioni. 
Non è nostro compito quello di scatenarli contro il mondo ma di trasformarli dentro di noi.”














martedì 9 ottobre 2018

L'impudenza







La vita sembra facile
per chi non conosce vergogna,
per chi è impudente come un corvo,
arrogante, aggressivo
invadente e corrotto

dal Dhammapada, strofa 244


Anche se talvolta le persone elogiano un comportamento sfrontato, non significa che sinceramente lo ammirino. Spesso è solo che un comportamento del genere consente di divertirsi. A seconda dello stato d’animo in cui si trovano, le persone possono essere divertite da ogni sorta di atteggiamenti nocivi: violenza, rudezza, arroganza. Ma quando lo stato d’animo cambia, lo stesso atteggiamento può creare, nella stessa misura, repulsione. Quando la mente è oscurata dall’egocentrismo, qualità come l’empatia e la compassione vengono messe facilmente in secondo piano. È saggio prestare attenzione a cosa ci consentiamo di trovare divertente.

commento di Achaan Munindo
traduzione di Chandra Candiani

dal sito del Monastero Buddhista Santacittarama






venerdì 31 agosto 2018

Un sentiero c'è




Come esseri umani facciamo esperienza di gioie, di speranze, affanni, ansie, momenti di sollievo, delusioni… Si susseguono giornate luminose e giornate cupe, ore liete e ore pesanti, stati mentali benefici e stati mentali distruttivi…
Spesso restiamo abbarbicati alle esperienze e alle sensazioni che ci procurano, ripetiamo comportamenti e modelli che non amiamo e che ci deprimono, ma non sappiamo liberarcene.
Talvolta però lasciamo che sia l’esperienza stessa nella sua concretezza a interrogarci, impariamo a non dirottare le responsabilità e a cercare risposte vere, sincere, oneste e reali alla sofferenza che ci stringe.
Abbiamo sentito dire di sentieri antichi, che sono stati battuti da tempi lontani e che nessuno può percorrere al posto nostro! Allora ci mettiamo in cammino – non c’è altro da fare, non basta leggere, non è sufficiente avere belle idee o ripetere teorie suggestive.
Se perseveriamo con coraggio e allegrezza d’animo lungo il cammino conosceremo cose meravigliose tra cui la più sorprendente per ricchezza e generosità è l’apertura dell’io e l’amicizia con i maestri e i compagni di pratica che sono animati dal nostro stesso desiderio di bene e di liberazione. 







domenica 22 luglio 2018

La goccia d'acqua e la pietra








Dice un antico proverbio latino: Gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo (“la goccia scava la pietra non con la forza, ma cadendo in continuazione”). Ogni giornata può contenere almeno una goccia che scava la tua pietra interiore togliendole a poco a poco le dure asperità: se l’accogli, da puntuto e aguzzo che sei, con quelle punte superbe dell’ego che ti fanno aspirare a essere chissà chi, e che poi, quando vieni sconfitto, ti fanno scappare risentito dalla vita, se l’accogli, dicevo, vieni gradatamente lisciato, levigato, arrotondato, quasi ammorbidito e diventi più bello. Ricordo la meraviglia suscitata in me dalle rocce della Valcamonica, levigate dagli elementi atmosferici giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio, fino a trasformarsi in quelle stupefacenti lavagne naturali su cui i camuni migliaia di anni fa poterono tracciare i loro segni misteriosi. E noi che cosa possiamo fare di più bello delle nostre esistenze, se non trasformarle in lavagne naturali?
Forse davvero non c’è nulla di più sensato, alla fine, se non aspirare a essere come pietra levigata che, a mò di lavagna, accoglie i sensi impressi dalla potenza superiore della vita, da quella forza immensamente più grande da cui veniamo e verso cui andiamo, e che non può essere definita con una sola denominazione né con tutte le denominazioni messe insieme. I segni impressi su di noi possono essere ferite più o meno profonde il cui unico senso è la passione e il dolore, oppure, ricombinate creativamente dalla nostra libertà alimentata dalla sapienza, possono prendere la forma di bianche parole con un messaggio che la nostra vita trasmette fraternamente ad altre vite.
(...)
Eccoci al punto decisivo: ognuno di noi è, e diventa, ciò che guarda, ciò che desidera, ciò che pensa. In altre parole: la qualità della tua vita interiore, il valore di ciò che sei, la possibilità di sperimentare e di connetterti con il Mistero, dipendono da te, dalle tue scelte. Le grandi autorità spirituali del passato e del presente non lasciano dubbi:
- Siddharta Gautama detto il Buddha: "Qualunque cosa un monaco frequentemente pensi e consideri, quella diventerà l'inclinazione della sua mente".
- Gesù detto il Cristo: "Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore" (Matteo, 6,21).
- Plotino: "Ogni anima è e diventa ciò che guarda".
(...)
Tu diventi ciò di cui ti nutri, ciò di cui ti circondi, ciò che scegli come tua compagnia"

da Vito Mancuso, Il bisogno di pensare, Garzanti, p.168-171










domenica 8 luglio 2018

La cosa più importante







“Tutto avviene secondo un ritmo più profondo che si dovrebbe insegnare ad ascoltare, è la cosa più importante che si può imparare in questa vita.”
Etty Hillesum, Lettere 1942-1943, Adelphi