sabato 16 gennaio 2016

A che cosa io servo?





I versi di Ryōkan, che seguono, sono tanto onesti quanto risoluti, tanto dimessi, ma senza affettazione di modestia, quanto naturalmente energici, nella persuasione al rispetto per l’essere umano e alla consapevolezza per l’esperienza umana, anche la meno appariscente e all’apparenza poco rilevante.  Risuonano esemplari eppure (come il monte Kugami nella poesia del post del 3/01/2016) aperti a tante viste e visibili da varie posizioni.

A che cosa io servo
la gente mi domanda
a che cosa io servo
in mezzo alle canne
il mattino mi apro un cammino
andando dove ho voglia di andare

(da L’eremo dal tetto di paglia, ed.Acquaviva)






5 commenti:

  1. I versi che ho trovato stamattina sul blog me li sono sentiti addosso come un vestito che va bene, della mia taglia.

    La gente che mi domanda a cosa servo io, per me in questo momento è l'oppressione che sento di dover essere, dover rispondere a richieste altrui, è la fatica di non riuscire a trovare una risposta. Poi c'è il mattino, e l'aprirsi un cammino in mezzo alle canne. Questa è tutt'altra fatica, necessaria per andare dove ho voglia di andare. Ma ancora faccio lunghe soste in mezzo alle canne, a metà percorso mi siedo, poi torno indietro, non sapendo ancora dove ho voglia di andare.

    Grazie per questi versi così sintetici e belli, vorrei comprare il libro, si trova in libreria? E' sempre un aiuto vedere come le cose complesse possono essere ridotte all'osso con una semplicità luminosa e che nulla tralascia della complessità. Non è una semplice riduzione, è il rispetto per l'essere umano, come dici tu nell'introduzione, che spesso è anche complesso.
    MA

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  2. Se facciamo attenzione quell' "in mezzo alle canne" è logicamente da riferirsi all'"aprirsi un cammino" ma lo è anche ai due versi che precedono "la gente mi domanda/a che cosa io servo"..."in mezzo alle canne".
    La condiziona umana allo stato "nudo e crudo" è uno stare in mezzo alle canne ed è naturale che anche il nostro cammino sia un farsi strada in mezzo alle canne...
    La domanda "a che cosa io servo" riguarda dunque tutti e ciascuno ma qualcuno la rivolge immodestamente all'altro, forse per nascondere la propria vulnerabilità...

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  3. Grazie Michele per l'aggiunta, per quell'immodestamente che nasconde le proprie vulnerabilità. E' un tassello importante per me, perchè non riesco a sottrarmi alle risposte, anche quando comprendo che c'è dietro l'altrui vulnerabilità, penso alla mia, e vorrei che la mia risposta risolvesse. e se non rispondo mi sento in colpa. Ma forse la prospettiva di una non risposta con un'apertura al rispetto è una prospettiva migliore. Perchè anche io sono immodesta nel rispondere a richieste immodeste! MA

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  4. Grazie anche a te. Sai adesso che il lavoro sulla consapevolezza dell'esperienza oltre che farti crescere nella conoscenza di te e del tuo modello relazionale, ti mette anche nella condizione di poter scegliere. Anche questo è un tassello importante!

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